CAI Escursionismo G I T A   D E L  M E S E
The trek of the month - Monatsausflug

Itinerario in alta Valcellina, tra le Dolomiti di Sinistra Piave
GIRO DELLE MALGHE
testi e foto di Ezio Dal Cin - Sezione CAI di Sacile


Percorso escursionistico nato da un’idea di Renzo Corona (CAI di Maniago), con l’intento di unire, in un itinerario circolare, vecchi sentieri utilizzati per il lavoro nelle malghe. L’attività delle malghe era molto fiorente in questa zona fino agli anni cinquanta-sessanta, ma ora è completamente abbandonata. Le casere che si incontrano lungo l’itinerario (una dozzina) sono state ristrutturate solamente in parte, i segni del tempo e dell’incuria Casera Bedin e il M. Durannosono evidenti a Casera Fratton, Casera Carniar, Casera Bàdiot, Casera Zanolin, Casera Bedin di Sotto, e Casera Ferrera. Prima che la natura si impossessi di queste vecchie malghe, sarebbe auspicabile che si procedesse al più presto al loro recupero, ricreando così quell’ambiente alpestre che è stato per tanti anni l’economia trainante di queste vallate, e che l’itinerario proposto vuole rievocare. Sarebbe davvero avvilente perdere un patrimonio così importante.

Il tracciato si snoda in un ambiente selvaggio e poco frequentato, in buona parte all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, con partenza i ruderi di Casera Badioted arrivo l’abitato di Erto, situato tra il Passo S. Osvaldo e la diga del Vajont. L’itinerario è stato suddiviso in quattro tappe, di cui la prima molto breve, le due centrali adatte ad escursionisti allenati, l’ultima tappa è abbastanza agevole.

Non si incontrano particolari difficoltà escursionistiche lungo il percorso, e a parte la durezza del tracciato, l’unico problema è di orientamento nella terza tappa tra Prà de Tegn e Casera Galvana, dove la traccia è poco evidente e priva di segnaletica, ed è quindi necessario prestare un po’ di attenzione. Per quanto riguarda i pernottamenti, oltre ai posti tappa consigliati, l’itinerario prevede il passaggio per alcune casere di recente restaurate che consentono una eventuale sosta notturna. Il periodo migliore per effettuare l’itinerario va dalla primavera inoltrata all’autunno, anche se è preferibile evitare i mesi di grande caldo. Il rifornimento idrico, grazie ai numerosi corsi d’acqua e alle sorgenti che si incontrano lungo il percorso, è assicurato in ogni singola tappa.


Spero dunque che questo itinerario contribuisca a far conoscere ed amare un tipo di montagna dura, fuori dagli itinerari famosi, ma tuttavia bellissima.



BIBLIOGRAFIA
A. e C. Berti: "Dolomiti Orientali, volume II" (CAI-TCI)
M. Corona: "Il volo della Martora" (Vivalda Editori)
S. Fradeloni: "Dolomiti di Sinistra Piave e Prealpi Carniche" (Edizioni Dolomiti)
M. Galli: "Sentieri Montani del Friuli Venezia Giulia" (Edizioni Lint Trieste)
U. Scortegagna e M. Zanetti: "Escursioni nel Parco Naturale delle Prealpi Carniche" (Cierre edizioni)
L. Visentini: "Dolomiti d’oltre Piave" (Athesia)
T. Trevisan: "Esplorazione e Storia Alpinistica delle montagne della Val Cellina" (GEAP)
a cura di T. Borsatti e T. Trevisan: "Valcellina, percorsi di memoria" (GEAP)

CARTOGRAFIA

Carta Tabacco 1:25.000 - foglio 021: "Dolomiti di Sinistra Piave"


ITINERARIO

 I TAPPA
Erto m 778 - La Pinéda m 774 - Rifugio "Casera Ditta" m 956

Tempo complessivo ore 1.15 da La Pinéda, ore 2.45 da Erto
Dislivelli in salita m 200
Difficoltà T
Segnaletica 905


Da Erto m 778 si prende la rotabile della Valcellina, che si lascia poco oltre il bivio per Casso, per immettersi a sinistra in una carrozzabile che, oltrepassata la tragica frana del Monte Toc, conduce a La Pinéda, un gruppo di case isolate (Km 6 da Erto, ore 1.30 circa a piedi). Qui parte sulla destra una mulattiera che sale con moderata pendenza sulla sinistra orografica della Val Mezaz, per poi continuare nella valle mantenendosi praticamente in quota. Poco oltre la sorgente la Meisa, lasciato a destra il sentiero 906, si prosegue a sinistra in leggera discesa su terreno spesso franoso, si supera il Rio Gè di Lavei e si raggiunge il Torrente Mezaz.
Attraversato il corso d’acqua su un ponte in legno, il sentiero raggiunge in breve lo spiazzo erboso del Rifugio "Casera Ditta", aperto tutto l’anno. Cucina ottima, calorosa l’accoglienza dei gestori.




 II TAPPA
Rifugio "Casera Ditta" m 956 - Casera Fratton m 1112 (Rud.) - Forcella Col de Pin m 1437 - Casera Carniar m 853 (Rud.) - Casera Ferron m 992 - Casera di M. Cornetto (Biv. F. Zanette) m 1629

Tempo complessivo ore 7
Dislivelli in salita m 1300; in discesa m 630
Difficoltà EE
Segnaletica 904-901-903


Dal Rifugio "Casera Ditta" si prende a sinistra il sentiero 904 e, attraversato il corso d’acqua che scende dalla Cima di Camp, si sale per bosco fino a giungere in una ventina di minuti ai ruderi della Casera Frattòn; da qui il sentiero prosegue su terreno spesso franoso, con vista sulle Cime di Pino, e continua per bosco fino ai prati della Forcella Col de Pin, valico panoramico tra la Val Mezaz e la Val Vajont (ore 1.30). Casera Ferron

Dalla forcella si prende un sentiero che presto si immette in un canalone ghiaioso con lastre rocciose (un salto di roccia è da aggirare passando preferibilmente sulla destra) che cala rapidamente fino a raggiungere la Val Vajont a quota 950, poco sotto la sorgente del Torrente Vajont, in un ambiente selvaggio e di grande fascino, con la parete nord del Col Nudo alle nostre spalle. Oltrepassata una zona boscosa denominata Le Roppe con diversi ruderi e tracce di vecchie carbonaie, il sentiero prosegue tenendosi dapprima sulla sinistra del torrente e poi sul greto, con segnavia non sempre ben visibili, fino ad arrivare alla confluenza del Gè di Frugna nel Torrente Vajont (ore 3,30).
Qui prendiamo il sentiero 901 che sale sulla destra, e fatti pochi metri giungiamo ai ruderi di Casera Carniar, una costruzione purtroppo in pessimo stato. Lasciata sulla destra la traccia che conduce alla Forcella Frugna, il sentiero prosegue sulla sinistra ed attraversa il Gè di Frugna, per poi riprendere a salire con buona pendenza e pervenire, dopo aver attraversato una zona boscosa, i prati della Casera Ferron m 992, una semplice costruzione da poco ristrutturata e adibita a bivacco dal CAI di Cimolais, dotata di 6 posti letto e di stufa legna (ore 4.00). dal Pian Grant verso il Col Nudo

Lasciata la casera, si prosegue a sinistra (segnavia 903) per un sentiero che sale ripidamente a tornanti nel fitto bosco, fino a giungere ad una radura (m 1400 circa); qui la traccia continua per prati per poi curvare a sinistra ed entrare nuovamente in un bosco, oltre il quale prosegue fino a raggiungere la cresta ovest della Cima Gallinut. Oltrepassata una forcelletta (m 1660 circa), il sentiero continua per un tratto lungo la cresta per poi scendere in una conca erbosa. Qui il sentiero sale fino a portarsi alla base delle rocce di Cima di Tòla, con vista sulla parete nord del Col Nudo e sulla profondissima Val Vajont.

Oltre la cresta ovest della Cima di Tòla si perviene al pascolo del Pian Grant, dove si trova una sorgente d’acqua ed un abbeveratoio. Da qui è possibile salire per prati e roccette in una ventina di minuti al Monte Cornetto m 1792, ottimo punto panoramico.Casera di M. Cornetto - Bivacco Zanette Dal Pian Grant si prosegue in lieve discesa lungo il prato e superato un tratto di bosco, si raggiunge mantenendosi in quota il pascolo della Casera di Monte Cornetto - Bivacco Flavio Zanette (ore 3.00 dalla Casera Ferron).

La costruzione è una tipica casera, di recente ristrutturata per opera del CAI di Sacile, situata in una bella posizione, con vista verso il Monte Duranno e la Cima dei Preti, il Monte Vacalizza, la Val Cimoliana e il Campanile di Val Montanaia. E’ dotata di otto posti letto, stufa a legna, e di un caratteristico fogher; acqua (non potabile) su una cisterna posta sul retro della casera.




 III TAPPA
Casera di M. Cornetto (Biv. F. Zanette) m 1629 - S. Martino di Erto m. 755 - Prà de Tegn m 800 c. - Casera Zanolin m 985 c. - Casera Bàdiot m 1330 c. - Forcella Val de la Forscia m 1661 - Casera Galvana m 1613

Tempo complessivo ore 5.45
Dislivelli in salita m 931; in discesa m 947
Difficoltà EE
Segnaletica 903-privo


Dallo stallone della casera, il sentiero 903 prosegue in leggera discesa costeggiando il versante destro del M. Cornetto fino ad uno spuntone roccioso, per poi abbassarsi decisamente con stretti tornanti in un bosco di abeti e faggi. Più avanti il sentiero si fa più moderato, ed una volta usciti dal bosco il panorama offre una bella veduta sul lago del Vajont e sul villaggio di Erto.
Il sentiero prosegue in discesa con pendenze decise lungo il costone boscoso nord-occidentale del M. Cornetto, fino alla cappelletta di San Antonio in Zerenton, dove si incontra a sinistra il sentiero proveniente dalla Val Vajont. Poco oltre ci si immette in una carrozzabile (interrotta dopo il disastro del Monte Toc del 1963) che, oltrepassato il Torrente Tuora, conduce in breve alla S.S. della Valcellina, nei pressi di S. Martino di Erto (ore 1.30).

Casera Badiot, sullo sfondo il Campanile di Pietra Forata Ci si incammina ora per circa un chilometro lungo la rotabile in direzione del Passo di S. Osvaldo; all’altezza del Km 90, ai Prà de Tegn, incontriamo sulla sinistra una stradina usata dai trattori. Ha qui inizio un tracciato in disuso e privo di segnaletica che ci condurrà alla Casera Galvana.
La stradina, superata una casa sulla sinistra, sale nel bosco fino a m 960 circa, dove viene abbandonata per imboccare sulla sinistra una mulattiera costeggiata da muretti di sassi che conduce in breve alla diruta Casera Zanolin (bella la meridiana). Per riprendere la traccia, che qui si immerge nella boscaglia, si risalgono i prati a destra della casera per poche decine di metri, per poi rientrare sulla sinistra per un varco e riprendere così la vecchia mulattiera; la traccia, abbastanza evidente, prosegue a tornanti nel bosco di faggi fino a m 1300 circa, dove giunge in una zona di vecchi pascoli denominata La Garòfola, con vedute verso il M. Lodina sulla destra e la Forcella Val de la Forscia sulla sinistra.Casera Galvana

Risalendo per prati (sulla sinistra si intravedono i ruderi della Casera Bàdiot, che è possibile visitare con una breve deviazione), ci si tiene sulla destra fino a ritrovare la vecchia traccia, che si segue con attenzione puntando alle sovrastanti rocce. Ritornati nella boscaglia, la traccia diventa più evidente e prosegue piegando verso sinistra con vedute verso il Campanile di Pietra Forata con il suo caratteristico foro e il Col Nudo, per poi entrare in un ripido canalone erboso che, superata una provvidenziale sorgente, giunge in breve alla Forcella Val de la Forscia (ore 5.30), posta poco sotto il Monte Porgeit. Dalla forcella in pochi minuti si scende alla Casera Galvana, da poco ristrutturata a cura del Parco, situata in una splendida posizione panoramica verso il M. Duranno, un posto semplice ma dignitoso per passare la notte ed accendere un fuoco.

P.S.: agli escursionisti più allenati si consiglia di proseguire verso il più accogliente Rifugio Maniago, distante 2 ore e mezza.




 IV TAPPA
Casera Galvana m 1613 - Rifugio Maniago m 1730 - Casera Bedin di Sopra m 1711 - Casera Ferrera m 1255 - Erto m 778

Tempo complessivo ore 6.30
Dislivelli in salita m 250 ca.; in discesa m 1100 ca.
Difficoltà EE
Segnaletica 381-privo-374


Rifugio ManiagoDalla Casera Galvana si prende un sentiero segnalato ma privo di numerazione (seguire esclusivamente i segni rossi), che con numerosi saliscendi, superando alcuni colatoi detritici e corsi d’acqua provenienti dai versanti occidentali di Cima Fortezza e Centenere, raggiunge la radura alla base delle pareti meridionali del Monte Duranno, dove sorge il Rifugio Maniago (ore 2.30). Costruito negli anni 1962-1963 dalla sezione CAI di Maniago presso i ruderi della Casera Bozzia, viene gestito nel periodo estivo è dotato di 20 posti letto, negli altri periodi dell’anno dispone di un ricovero d’emergenza.

Dal Rifugio Maniago ci si incammina a sinistra lungo il segnavia 381, che proseguendo dapprima in quota, e poi con lievi saliscendi supera il Gè de Bozziail M. Duranno, visto dalla Casera Bedin di sopra e il Gè de Pezzéi, e più avanti l’impluvio della Val Laugen. Il sentiero prosegue piegando verso sud-ovest, passa sul versante della Val Zemola, e aggirato uno sperone roccioso, raggiunge in breve Casera Bedin di Sopra (ore 4.00), edificio ristrutturato nel 1994 che funge da osservatorio nell’ambito del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. La casera dispone di 6 posti letto e di un focolare, e si trova in una invidiabile posizione panoramica.

Dalla Casera Bedin di Sopra ci sono due possibilità per arrivare a Casera Ferrera: la prima, più semplice, è di proseguire in quota lungo il sentiero 381 fino alla rotabile che scende dalla Cava di Marmo, e dopo averne percorso tre tornanti, si lascia la carrozzabile per prendere a sinistra una pista forestale che in breve conduce alla Casera Ferrera, una malga in pessime condizioni (ore 5.15).

La seconda ipotesi prevede di scendere attraverso un vecchio sentiero utilizzato per il lavoro nelle malghe, da lungo tempo in disuso e in alcuni tratti difficilmente identificabile, che prende avvio dai prati sottostanti laCasera Ferrera con il M. Duranno Casera Bedin di Sopra, e che poi prosegue per bosco fino ad uno spiazzo dove sorgono i miseri ruderi della Casera Bedin di Sotto; da qui si continua sempre per bosco e oltrepassato un ruscello, ci si immette nella pista forestale comune al primo itinerario, lungo la quale si continua fino alla Casera Ferrera.

Proseguendo lungo la pista, oltrepassato il bivio con la stradina che sale al Pian di Mandriz, ci si immette nella carrozzabile che scende dalla Cava di Marmo (segnavia 374), e che proseguendo a tornanti lungo la Val Zemola, raggiunge dopo circa 4 Km l’abitato di Erto, dove si conclude il "Giro delle malghe".



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